RICORDA

52100 Arezzo,
via Fantastica, 33

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Dopo il fenicottero, la prima a posarsi sopra un Prato di fiabe fu una gru. Non volava. Girava restando fissa, radicata al suolo. Da dove era venuta? Era nata lì come un fungo? Era come un uomo,curioso, che gira la testa per guardare una cosa? Intanto, la gru era più alta di una casa e l'uomo di Prato era come l'uomo moderno. L'uomo ha due braccia, la gru un braccio solo, che non è più un'ala. C'è stato un adattamento come nei pinguini al nuoto. E' un adattamento al vuoto, quello della gru, che porta con un braccio solo non l'antico fagottino che la cicogna portava legato al becco, ma tutto il peso delle costruzioni, per fare il nido agli uomini, ora che gli uomini volano e lei no.

"Quello è un braccio... omìnide", disse qualcuno.

"Impossibile. Troppo lungo. Dev'essere una scimmia di qualche tipo", disse un altro.

Si inginocchiarono come cammelli per bere. (Siamo in una fiaba e possiamo sempre dire che quei due... "l'hanno bevuta").

"No, troppo lungo", disse il secondo che aveva parlato.

Ma il primo che aveva parlato, scossa la testa e disse: "Omìnide".

"Perché ne sei sicuro?", disse il secondo che aveva parlato. "... Quel pezzo lì, proprio vicino alla tua mano. Anche quello è omìnide?".

Il pezzo apparteneva alla parte inferiore di una gru che doveva essere montata. Un metro più in là, c'era un altro pezzo. I due stavano simulando quello che osservavano fuori, nella stanza del "Meccano" regalato ai figli. Si alzarono in piedi e cominciarono a vedere altri frammenti di gru sparpagliati: un paio di vertebre, parte di un bacino - tutti omìnidi. Un incredibile, quasi inconcepibile pensiero passò loro per il capo. Se tutti quei frammenti fossero combacianti? E se fossero state le parti di un singolo scheletro estremamente primitivo? Nessuno scheletro simile era mai stato trovato in un Prato di fiabe, da nessuna parte.

"Guarda", disse il primo che aveva parlato. "Costole... Un singolo individuo?".

"Non ci posso credere", disse l'altro. "Non ci posso proprio credere".

"Dobbiamo smetterla di saltare intorno a questo modo nella stanza del Meccano", disse il primo che aveva parlato. "Rischiamo di calpestare qualcosa. E poi, dobbiamo anche assicurarci che sia vero... Voglio dire, pensa se trovassimo due gambe sinistre. Qui potrebbero esserci stati diversi individui, tutti confusi insieme".

Per farla breve: "L'abbiamo... Oh, cielo, l'abbiamo!", urlarono quei due, quando ebbero sotto mano qualcosa di grosso o - come si dice - tutta quanta LA COSA.

Morale della favola: "Se oggi gli uomini volano, perché le gru non possono essere state omìnidi?".

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